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L’avvocato e i social network, un rapporto difficile

di Elisa Moro
Junior Project Manager & Social Media Manager di Paris & Bold

 

Il Report Digital 2020 di We are Social conferma che in Italia, a gennaio 2020, sono 35 milioni gli utenti social, i quali trascorrono sulle piattaforme di condivisione online in media 1 ora e 57 minuti al giorno.

E non sono solo i giovani a popolare la realtà virtuale. Anzi. Sono soprattutto le persone mature, e quindi i clienti potenziali dei professionisti che erogano servizi.

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Il valore del passaparola

I brand con una presenza social che riescono a raggiungere il 10,7% in più di persone rispetto ai loro follower sono più di 60 milioni.

Questo significa che, attraverso l’attività di comunicazione e condivisione non solo si è reperiti dai contatti conosciuti, ma anche dagli “amici degli amici”.

Grazie ai post sui social media, il 39% dei brand che li frequentano dichiara di ricevere un ritorno di investimento medio mentre il 20% riscontra un ritorno di investimento elevato, per quale ragione?

I social media:

  • fanno conoscere il marchio;
  • aumentano il traffico in entrata sul sito istituzionale;
  • migliorano l’autorevolezza e l’autenticità del brand;
  • coinvolgono, creando “engagement” sui valori del marchio;
  • permettono di raggiungere nuove fette di mercato.

I social media non vanno sottovalutati perché sono un mezzo di comunicazione versatile, adattabile, modificabile e, soprattutto, bi-direzionale e quindi consentono di creare delle relazioni tra l’utente e il content creator, chiunque sia.

Gli avvocati, professionisti della conoscenza e content creator di professione, non possono ragionevolmente ignorare l’evoluzione della comunicazione e l’uso corretto dei social.

Come nel mondo reale, anche in quello virtuale bisogna rapportarsi con i propri clienti attuali e potenziali per creare la connessione emozionale che anima le relazioni sociali. Per farlo, va da sé, bisogna essere presenti là dove sono le persone di interesse, quindi frequentare le piattaforme e interagire con gli altri utenti.

Gli avvocati a-sociali

Se l’attività social è stata infine recepita, seppur con un po’ di reticenza, da buona parte degli avvocati che si sono via via creati uno spazio sui social network, spesso la loro strategia comunicativa non porta i risultati sperati.

È inevitabile che ci si scoraggi se la comunicazione sembra non avere impatti diretti sull’attività.

Si crede di aver perso tempo e si perde, infine, fiducia, mentre solo l’incostanza e una strategia sbagliata ne minano l’efficacia.

Quello che conta è essere seguito da un numero di persone maggiore del numero dei propri clienti e superiore a quello dei propri concorrenti. Non è una battaglia tra influencer e professionisti.

A ciascuno il suo.

Se l’utente è interessato all’OOTD (outfit of the day, ovvero le proposte di look, per i non addetti ai lavori), dovrà seguire Chiara Ferragni.

Ma se avrà bisogno di una pillola di sapere giuridico o di una dritta per capire come comportarsi correttamente in una determinata circostanza, cercherà qualcuno la cui competenza sia confermata, anche dal successo sui social.

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Farsi belli è possibile

Per essere seguiti però, non è sufficiente essere bravi. Bisogna essere belli, cioè catturare l’attenzione del proprio personale pubblico, essere interessanti e accattivanti.

Il primo passo per riuscirci è conoscere il proprio pubblico.

Se non si ha questa consapevolezza, bisogna affrontarla, porsi l’obiettivo di procedere, con varie metodologie, a riuscirci.

Si comincia domandandosi cosa il nostro pubblico possa ritenere coinvolgente e interessante tanto da ricondividere un contenuto.

Si continua adeguando la scelta dei contenuti, la forma con cui li si veicola (video, audio, articoli, post, commenti), e infine si trova quella più adeguata al proprio istinto comunicativo. Una volta trovata la formula si allineano gli argomenti e si procede con la realizzazione di un piano editoriale.

La discontinuità infatti è nociva, anzi, controproducente.

Quante volte ci si imbatte in profili social dove all’articolo giuridico il professionista alterna un selfie sugli scogli con l’addominale rilassato che ci fa dire velocemente: “Thank you, next”. Oppure ci si trova davanti al problema opposto: il silenzio stampa. Un profilo social vuoto è irrilevante agli occhi dell’utente, che gli dedicherà lo stesso tempo che il professionista dedica alla sua cura.

Indubbiamente i social media richiedono tempo, impegno e costanza per essere curati opportunamente, ma il tempo è denaro e questa attività è come un investimento.

L’avvocato è l’imprenditore di sé stesso. Ha le medesime esigenze di visibilità e contatto con i clienti che hanno le aziende e, come queste, deve mettere in atto tutte le strategie che gli consentono un ritorno di immagine


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